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MAYA ATELIER


Il brand è nato in un momento storico incerto, in piena pandemia Covid-19 nell’inverno del 2020.
Grazie alla versatilità e alla mente sognatrice di Maya Salimbeni, che ha fatto della sua creatività un punto di riferimento, la crisi si è rivelata un’opportunità per riflettere e dare vita a un progetto ricco di valori.
Il suo punto di forza è l’autenticità di materie prime ricercate e selezionate all’insegna della sostenibilità. Di fatto, la clientela ha la possibilità di scegliere tra fibre naturali biologiche certificate e, d’altra parte, tessuti di scarto in grado di rendere ogni capo unico ed esclusivo.
L’impegno continuo da parte dell’atelier di minimizzare l’impatto ambientale nel corso dell’intero processo produttivo, unito alla cura nei dettagli e a un’immensa passione sia per la moda che per l’arte, creano un equilibrio perfetto per soddisfare le esigenze dei clienti.

La filiera produttiva è composta dalle mani esperte e competenti di artigiani professionisti. Le creazioni sono uniche, personalizzabili e realizzate in Italia.
Si punta alla massima qualità a dispetto della quantità per contrastare il consumismo e, di conseguenza, il brand sente la necessità di educare la clientela ad acquistare in maniera responsabile.

“Sono portatrice di un nuovo concetto di moda: un connubio di sostenibilità, artigianalità e made in Italy.
Ritengo fondamentale focalizzarsi sul benessere del corpo e rispettare l’ambiente da cui preleviamo le materie prime. Il mio obiettivo consiste nel progettare capi di alta sartoria senza tempo, dei piccoli tesori da custodire nel corso degli anni”.

MAYA SALIMBENI – BIOGRAFIA

“Sono Maya Salimbeni, designer di moda sostenibile nata a Bologna nel 1996. 

La moda mi ha sempre incuriosita e ricordo benissimo il momento decisivo che me ne ha fatto innamorare: avrò avuto 6/7 anni e ricevetti da mia zia un gioco che consisteva nel combinare le tessere a disposizione (top, pantaloni, gonne, ecc…) per generare vari outfit femminili e poi ricalcarli.

Da quel momento avevo già le idee chiare in proiezione del futuro: avrei studiato moda per avviare una mia attività e magari un giorno lavorare anche a Parigi. 

Ritengo fondamentale inseguire i propri sogni sin da piccoli. Fu così che aspettai con ansia di diplomarmi al liceo artistico per trasferirmi e iniziare il mio nuovo percorso in design della moda presso il Politecnico di Milano. L’università mi ha dato l’input per progettare capi senza tempo, partendo da un approccio tecnico e sperimentale del prodotto.

Nonostante la laurea triennale, conseguita nel 2018 in una delle università più prestigiose al mondo, non fu facile trovare un impiego all’interno di un ufficio stile. Ho perso il conto di quante volte sono stata contattata per un colloquio o quante giornate intere di lavoro ho fatto senza alcun compenso solo per una “valutazione”. Mi sono spostata tempestivamente tra Bologna, Rimini e Milano per brand di media e alta gamma. Sarebbe stato un bel traguardo per me lavorare per loro, sicuramente più a livello personale che lavorativo. Tuttora non credo di aver superato completamente la delusione che cresceva di giorno in giorno dopo un banale “Le faremo sapere” seguito dal silenzio. Posso dire con certezza che nel mondo della moda la concorrenza è il primo grande ostacolo da affrontare.

Dopo un primo lavoro come commessa, la mia esperienza in ufficio stile l’ho comunque fatta in un secondo momento e, nonostante avessi tentato con tutte le mie forze, ma invano, di trovare lavoro presso un’altra azienda e con aggravante la pandemia e le sue conseguenze, non penso che un altro posto mi avrebbe offerto un’opportunità di crescita, perché stiamo parlando di brand medio-grandi. Detto ciò forse è meglio così, perché il piano di Business di un’azienda di moda tradizionale si scontra con i miei valori, considerando che tende a dare più importanza al prodotto che alla persona, che essa sia un dipendente o un cliente finale.

Da questa situazione, consapevole delle mie capacità, mi sono rimboccata le maniche e ho scelto di dare una svolta alla mia vita in maniera autonoma, senza dover contare su altre aziende e su altri approfittatori. Così ho fondato Maya Atelier.

Arrivata a questo punto mi sento responsabile di diffondere un messaggio: il mio interesse principale è che la moda oggi si discosti dal consumismo e, di conseguenza, coinvolga gli acquirenti per i valori di cui è portavoce e non per tendenze effimere che fanno solo numero”.