Microplastiche: cosa bisogna sapere

Microplastiche: cosa bisogna sapere

In questo articolo ho il piacere di presentarvi 4ocean, un progetto nato dalla voglia, ma soprattutto dal bisogno di riunire le persone per ripulire le spiagge e gli oceani dalla plastica. 

I ragazzi di 4ocean sono impegnati in questa missione dal 2015 e finora hanno raccolto più di ottomila tonnellate di rifiuti.
Le divisioni di pulizia sono distribuite tra Florida, Bali, Haiti e Guatemala e sono in continua espansione per fronteggiare, come riportano le stime di Greenpeace, almeno otto milioni di tonnellate di plastica che viene gettata in mare ogni anno.
Sebbene sul web circolino tantissime immagini per sensibilizzare le persone su questo tema, il problema più grande è spesso invisibile a occhio nudo. 
Mi riferisco alle microplastiche, particelle di dimensioni da 0,1 e 5.000 micrometri (μm). Considerando che 1000 μm corrispondono a 1 millimetro, in media sono paragonabili a granelli di sabbia. La loro pericolosità per la salute dell’uomo e dell’ambiente è dimostrata da diversi studi scientifici. Sono state trovate ovunque e i danni più gravi si registrano soprattutto negli habitat marini ed acquatici. Ciò avviene perché la plastica si discioglie impiegandoci diversi anni e fintanto che è in acqua si vengono a creare piccoli frammenti che possono essere ingeriti e accumulati nel corpo e nei tessuti di molti organismi, che a loro volta finiscono sulle nostre tavole.
È sconvolgente pensare che il Mediterraneo sia uno dei mari più inquinati al mondo: qui si concentra il 7 per cento delle microplastiche a livello globale.

Le principali fonti di queste plastiche comprendono mobilità e pneumatici, tessuti sintetici, prodotti cosmetici, navigazione e pesca.

Le fibre dei tessuti sintetici sono una fonte significativa di microplastiche, rinvenute in acque reflue e nell’ambiente acquatico. Il loro consumo rappresenta il 65 per cento della domanda di fibre a livello globale.
Le fibre di poliestere, acrilico e poliammide, vengono “erose” attraverso i lavaggi in lavatrice e le particelle che ne derivano convergono nei sistemi idrici. La Norwegian environment agency ha rilevato che ogni singolo indumento, a ogni singolo lavaggio, rilascia fino a 1.900 fibre sintetiche. I risultati degli studi confermano che il lavaggio domestico di tessuti e indumenti è una fonte costante e diffusa di emissioni di microfibre plastiche nell'ambiente. Nel caso di un pile di poliestere a fibra lunga, si stima che lo 0,0012% in peso di microfibre sciolte venga rilasciato nelle acque reflue durante ogni lavaggio. L'effetto dell'uso di detersivo e ammorbidente è relativamente ridotto, ma rappresenta un problema ugualmente.

COME ARGINARE IL PROBLEMA

La legge Salvamare è stata riconosciuta dal Senato, ma non è ancora stata approvata da parte della Camera. Il disegno di legge prevede l'uso limitato di prodotti in plastica monouso, attività di sensibilizzazione nelle scuole, strutture di raccolta in prossimità degli ormeggi e premi nei confronti dei comandanti dei pescherecci che raccolgono i rifiuti.
Ovviamente stiamo parlando di un piccolo step, quindi nonostante sia una notizia positiva nutro comunque qualche dubbio sui risultati sperati.
Di fatto non mancano i punti di debolezza.
Per approfondimenti consiglio di consultare il sito web di Marevivo.

La ricerca in campo tessile per mitigare il fenomeno include lo sviluppo di fibre sintetiche con maggiore biodegradabilità in ambienti controllati e di sistemi di filtraggio in grado di trattenere fibre di dimensione micro.
Un contributo può venire dai produttori di lavatrici con più sofisticati sistemi di filtrazione, ma anche dai consumatori, attraverso la riduzione dei lavaggi e l’utilizzo di sacchetti protettivi e filtranti.
L’Unep ha collocato il problema della plastica nei mari e negli oceani tra le sei emergenze ambientali più gravi. Se non interveniamo subito, entro il 2050 ci sarà più plastica che pesce nei nostri mari.

Il problema della plastica monouso riguarda tutti noi, quindi vi invito a riflettere sin da subito sul vostro stile di vita cercando di renderlo più rispettoso per il pianeta in cui viviamo. 

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