L'apparenza (a volte) inganna

L'apparenza (a volte) inganna

MADE IN ITALY? NON È TUTTO ORO CIÒ CHE LUCCICA

Made in Italy è l’espressione che, a partire dal 1980, veniva utilizzata per indicare un prodotto completamente progettato, fabbricato e confezionato in Italia. 
Oggi la moda made in Italy non è necessariamente fatta in Italia e la moda fatta in Italia non è necessariamente made in Italy. 
A sostegno di questa tesi, va considerato innanzitutto il sistema normativo di riferimento (legge n. 55 del 2010, nota come legge Reguzzoni-Versace-Calearo), secondo cui per etichettare un prodotto come “made in Italy” sono sufficienti soltanto due fasi di lavorazione sul territorio italiano, a patto che tutte le altre fasi del processo produttivo siano tracciabili. 
Sebbene la manifattura italiana continui a comprendere aziende storiche che producono nella nostra penisola avvalendosi interamente di “mani e menti italiane”, oggi questa etichetta raccoglie realtà profondamente diverse.
Si può spaziare dall’azienda italiana che delocalizza la produzione in Paesi a basso costo o che si avvale dei numerosi laboratori cinesi, indiani e pakistani radicati nel territorio italiano, alla griffe straniera che produce in Italia per riappropriarsi di quelle caratteristiche di eccellenza qualitativa che sono riconosciute al nostro sistema moda a livello mondiale.
Il ricorso ai laboratori a manodopera straniera è dovuto all’introduzione di modelli di business strettamente connessi alla moda fast fashion che fanno della velocità il loro vantaggio competitivo.
I ritmi serrati che caratterizzano l’attuale configurazione del sistema moda rendono tuttavia questi laboratori una scelta inevitabile per un numero sempre più ampio di piccole e medie imprese, anche per quelle estranee al modello di business della fast fashion. 
Questo è dovuto non solo a un problema di costi, ma anche alla sempre più limitata disponibilità di figure tecniche di progettazione e produzione come modellisti, tecnici della confezione, sarti e tecnici della qualità, senza i quali diventa sempre più difficile mantenere vivo il tessuto artigianale italiano.

GREENWASHING: COS’È E COME RICONOSCERLO

Il Greenwashing è un fenomeno che si verifica quando un’azienda mette in atto strategie di marketing e comunicazione ingannevoli per autoproclamarsi sensibili ai temi ambientali.
In altre parole significa dichiarare di adoperare un tipo di produzione ecosostenibile attraverso degli espedienti solo apparentemente Green, ma che mirano a distogliere l'attenzione da ben altre dinamiche aziendali. 
L’atteggiamento incoerente di queste aziende ha indotto la Commissione UE e le autorità nazionali di tutela dei consumatori a pubblicare online i risultati di uno screening annuale per dotare i consumatori dei mezzi per compiere scelte più sostenibili. 
Per riconoscere il Greenwashing è opportuno informarsi il più possibile sull’azienda di riferimento e valutarne la trasparenza. 
Le nozioni messe a disposizione al pubblico sono esaustive e utili per avere un’idea dell’impatto ambientale causato dalle fasi di produzione? 
Il marketing appare forzato tra nuance di verde e immagini fuorvianti? 
Se sorgono dubbi è fondamentale contattare le persone responsabili e chiedere delucidazioni.

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